Quattrocento test su un campione di bambini delle fasce d’età di 2, 4, 6 e 10 anni.

Parte dalla Sardegna lo screening nazionale sui bambini per il diabete di tipo 1 e celiachia, progetto pilota dell’Istituto Superiore di SanitàMinistero della Salute che in questa prima fase sperimentale ( al via da aprile ) coinvolgerà anche Marche, Lombardia e Campania. Cinquemila test in totale, assegnati per regione in base alla popolazione pediatrica, e se a prima vista il numero di esami indicati per l’isola possono sembrare pochi, il segretario regionale FIMP ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) Osama Al Jamal, assicura che il campione scelto garantirà, << una partecipazione omogenea sul territorio regionale >>.

NUMERI ALLARMANTI

La Sardegna è la regione con la più alta incidenza al mondo di diabete di tipo 1, e con circa 120 casi nuovi registrati all’anno nella fascia 0-14 anni detiene il poco invidiabile primato per questo riguarda le diagnosi in adolescenza. Per avere un’idea ( fonte assessorato alla Sanità ) basti pensare che nei i bambini e nei giovani sardi l’incidenza del diabete di tipo 1 è di 50 casi per 100.000 abitanti ( fascia d’età 0-30 ) mentre nel resto d’Italia e del mondo ( a esclusione della Finlandia, più simile al caso sardo ) si ferma a 6.7 casi per 100mila coetanei. In totale, oggi in Sardegna le persone con diabete sono 110.400, un numero che racconta una vera e propria emergenza socio – sanitaria, destinata a crescere anche per l’incidenza del diabete mellito di tipo 2 ( nell’adulto, secondo una definizione generale ) che nell’ Isola conta circa 5 mila casi all’anno.

LA RETE SUL TERRITORIO

<< Per questo è fondamentale uno screening >>, sottolinea il dottor Al Jamal, che racconta di una collega che ha fatto due diagnosi di diabete in due giorni. << La prevenzione è il pilastro della medicina territoriale >>. I pediatri di famiglia, per lo meno quelli che resistono in una rete di assistenza regionale che conta ancora troppi bambini senza specialista di riferimento, stanno facendo salti mortali e garantiranno anche l’avvio dello screening.

<< Saremo noi pediatri a individuare i bambini da sottoporre all’esame. Si farà un prelievo di sangue che sarà invitato al San Raffaele, e qualora venisse riscontrata una predisposizione, a quel punto verrà contattato il centro di riferimento regionale del diabete e si affiderà loro il piccolo paziente>>.

LA PROTESTA IN SENATO

E pensare che, nonostante l’incidenza da primato mondiale, la Sardegna non era stata inclusa dal Ministero tra le regioni pilota per lo screening. I pediatri della Fimp avevano subito protestato con una nota, e il giorno della presentazione del progetto in Senato (lo scorso dicembre) i rappresentanti della Federazione Rete Sarda Diabete hanno avviato una riflessione pubbblica con il tavolo tecnico del Comitato tecnico scientifico. << Abbiamo chiesto con il collega Benedetto Mameli, se, considerata l’incidenza record del diabete tipo 1 nella nostra regione, quella fosse una decisione di tipo medico scientifica oppure politica>>, racconta Riccardo Trentin, presidente della Federazione. Così, << anche grazie all’ intervento di Ugo Cappellacci, presidente della commissione affari sociali della Camera, la Sardegna è entrata nel programma di screening >>.

IL PARADOSSO

Al di là del valore in sé sul fronte della prevenzione, lo screening << è importante per richiamare l’attenzione sull’ educazione dei bambini a scuola. La nostra è l’unica regione in Italia che non ha un percorso per favorire l’inclusione dello scolaro con diabete, né corsi di formazione per gli insegnanti>>, Trentin insegnante di sostegno didattico ed inclusione ne sa qualcosa.

<<Nelle altre regioni si fanno i protocolli d’intesa tra ufficio scolastico e assessorato alla Sanità, mentre in Sardegna manca l’attenzione della politica, per cui ad oggi non abbiamo formazione ma solo dei momenti informativi tutti a carico delle famiglie e con il supporto dalle associazioni >>.

Enrico Tinti, presidente dell’ordine dei biologi sardi, sottolinea l’importanza della prevenzione anche per quanto riguarda il diabete di tipo 2. << Un corretto stile di vita, una sana alimentazione, l’attività fisica sono fondamentali. Regole che devono essere imparate fin da bambini nei banchi di scuola >>. E i biologi cosa c’entrano? << Quasi il 50% dei nostri iscritti sono nutrizionisti biologi con laurea magistrale in scienze dell’alimentazione. Potrebbero essere inseriti nelle scuole per programmi di educazione alimentare, dentro un’equipe che insegni ai ragazzi un corretto stile di vita >>.

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