Prima bisogna decidere di volere un nuovo vestito e successivamente recarsi dal sarto, perché l’ abito deve conformarsi in modo impeccabile alle caratteristiche di chi lo indossa. Ed è proprio in quel momento che ci si rende conto che ciò che è stato scelto si adatta perfettamente, confermando un senso di soddisfazione e fiducia.

Anche per il diabete, e non solo di tipo 1 ma anche in alcune persone con la forma di tipo 2, accade qualcosa di simile. Il sarto è lo specialista diabetologo che deve trovare il modo di aiutare la persona a monitorare costantemente la glicemia. Ed il sistema di monitoraggio in continuo del glucosio, più comunemente chiamato sensore, è il dispositivo che fornisce alle persone con diabete informazioni in tempo reale sui livelli di glucosio interstiziale. Oggi ne esistono diversi tipi. E consentono alle persone con diabete o a chi li assiste di avere informazioni fondamentali per gestire al meglio il proprio diabete. E’ un messaggio importante, che rivela quanto la tecnologia (sempre utilizzata con appropriatezza) possa davvero cambiare l’esistenza di una persona con diabete, quello che viene dalla trasmissione “Speciale Ippocrate: Diabete e glicemia, il controllo su misura migliora la vita” andato in programma mercoledì 7 febbraio alle 21 su Videolina. Insieme a Stefano Birocchi e Federico Mereta saranno presenti Giacomo Guaita, direttore facente funzioni della Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche della Asl Sulcis, Paola Pisanu, Presidente della Sezione Sardegna dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e Riccardo Trentin, Presidente della Federazione Rete Sarda Diabete. “I sensori migliorano la qualità della vita– ricorda Trentin. Ma occorre il coinvolgimento attivo della persona stessa con percorsi educativi tali da favorire e contribuire ad identificare il dispositivo che sia il più vicino possibile ai bisogni quotidiani e personalizzati della persona con diabete”. Per questo, quindi, è importante che siano coinvolte nella scelta del dispositivo le persone e chi le assiste, anche e soprattutto in caso di diabete di tipo 2, per favorire la massima appropriatezza. Fino a poco tempo fa si riconoscevano due categorie di dispositivi, FGM e CGM. Il sensore del glucosio di entrambi i dispositivi fa le misurazioni allo stesso modo, mentre cambia la trasmissione dei dati dal sensore al sistema di lettura come il ricevitore separato oppure lo smartphone nel CGM avviene con collegamento wireless, FGM per prossimità, avvicinando il lettore al sensore per effettuare lo scarico dei dati. “La differenza è quindi solo il gesto che dal punto di vista clinico è irrilevante, pertanto la scelta di un sistema va fatta sulla base di altri criteri, come gli allarmi, la semplicità d’uso, l’accuratezza e l’adattabilità alla vita della persona con diabete che dovrebbe essere l’aspetto più importante che deve incidere sulla scelta – ribadisce Trentin”. Ed allora? Allora davvero si torna alla metafora della sartoria di lusso. Il clinico ha il compito di informare ed educare le persone con diabete al corretto utilizzo dei sistemi per quanto riguarda non solo le funzioni base che caratterizzano questi sistemi (visualizzazione del valore di glucosio in tempo reale e frecce di tendenza), ma anche le altre funzioni a valore aggiunto, come ad esempio la condivisione dei dati con il proprio diabetologo. “Per questo è utile un percorso educativo ripetuto nel tempo, che parta da un chiarimento sul dispositivo per poi arrivare alla condivisione di esperienze vissute, in cui le associazioni pazienti hanno un ruolo fondamentale quali guida e supporto vicino alla persona con diabete – conclude Il Presidente di Rete Sarda Diabete”.

Per chi non avesse avuto la possibilità di vedere lo “Speciale Ippocrate: #Diabete e #glicemia, il controllo su misura migliora la vita”.

Riportiamo il link della trasmissione andata in onda su Videolina TV mercoledì 7 febbraio

Buona visione

https://www.videolina.it/articolo/programmi/informazione/2024/01/31/ippocrate-edizione-2024-77-1194633.html